Documentazione critica.
"...Il linguaggio artistico dello scultore Romano Pelati, dopo aver rifiutato i convenzionalismi realistici e il naturalismo accademico, si e costituito in forme plastiche sempre più libere e polivalenti. Nelle sue opere, il vigore incisivo e dinamico si fonde con I'immobilità arcaica, dando alle immagini una suggestiva ambiguità che difficilmente trovi nella scultura contemporanea. Anche la mimica grottesca di alcune figure e 1'espressione convulsa e un tantino baroccheggiante di certi volti pieni d'ironia, sono state adottate dall'artista per conferire una più vasta e più profonda risonanza al suo messaggio. Questo risultato di grande rilievo poetico, egli lo ha ottenuto attraverso arditi scambi di forze che agiscono sul pattern plastico, e mediante il dialogo alterno ottenuto dall'intreccio del concavo e del convesso. Ciò spiega anche il simultaneo senso di animato, di mobile e d'immoto delle immagini, nelle quali, peraltro, lo spazio penetra silenziosamente, dando alla loro origine mitica una dimensione cosmica... ". (Luigi Valerio)
"...Il tratto e puro, il suo primitivismo, voluto, fa parte di quella ricerca che lo porterà ad indagare il mondo psicologico di quegli uomini. La genesi di questa scultura non e certo dovuta ad improvviso esplicarsi di predisposizioni eidetiche naturali, ma, al contrario, e da ricondurre ad un intensificarsi della coscienza artistica. Nelle ultime sculture di Romano Pelati ci sembra si sia potenziata la capacita di riflessione, ed essersi condensata la percezione del proprio io nel confronto con l'ambiente circostante, quindi una tappa evolutiva che dapprima certo limitata alla sola raffigurazione del soggetto ora portatrice di una cultura primordiale. Romano Pelati, con questo dialogare nel tempo ci porta a scoprire i valori più puri dell'arte e darne così testimonianza di un passato scevro da ogni condizionamento socio-politico". (Mario Castelnovo).
Volti enigmatici, espressioni ironiche e imperfette, connubi di forza e animo, determinano le sculture di Romano Pelati. Movimenti plastici, pensieri scolpiti nella pietra, incisioni penetranti creano un Popolo ignoto di volti, che di per se', riflettono storia ed eroismo. La materia domina tanto quanto la deformazione anatomica, al di sopra di qualsiasi pathos e arcaismo greco. La mente , "partenza" di un essere imperfetto e misterioso diventa forza scultorea, spingendo con determinazione le mani dell'artista a plasmare le idee e ad infierire sulla pietra. Lo scultore idealizza, in realta', una propria storia, parlando ai suoi uomini di una vita gia' vissuta tra le onde di un oceano in tempesta o sulle terre di un vicino continente. Il dialogo materico e' la voce di quei volti che sorridono, gridano e " pensano". E' una scultura che vuole solo essere scultura, apparire e dominare senza artificio, interessare gli intelletti e distaccare la perfezione, dissolvere incertezze e far sognare, ma anche allegerire la materia piu' dura del mondo: la pietra.
Dott.ssa Arch. Isabella Convertino - storico d'arte.